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Mini racconti per sognare: Il Giardino dei sentimenti

Aggiornamento: 27 apr 2021




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Foto di Nicolas Gras su Unsplash


Nascosto in mezzo agli alberi si innalza, superbo e pulito, un grande edificio color mattone, incorniciato da alte colonne bianche.

Ora vuoto ma che conserva una certa serenità, un tempo era la dimora di uno scultore, da come testimoniano le statue che punteggiano il prato verde intorno ad esso.

Lo scultore era un uomo molto silenzioso e solitario e per le persone che abitavano nei dintorni, era avvolto da un alone di mistero, poiché le poche volte in cui usciva, si limitava a passeggiare per i sentieri ordinati del suo giardino, con come unica compagnia le sue preziose opere di marmo.

La verità era che aveva deciso di ritirarsi dalla città, in una casa senza apparecchi tecnologici che lo collegassero con il resto del mondo, a causa della sua grande sensibilità e del suo buon cuore: si era infatti sentito schiacciato da tutto il male che vedeva intorno a sé ed era arrivato a perdere le speranze nelle persone; per questo trascorreva le sue giornate a scolpire senza sosta, cercando di riscoprire la bellezza nel marmo, plasmandolo tramite lenti e precisi movimenti dello scalpello.

Due volte all'anno, riceveva un giardiniere, il quale gli consigliava i fiori da piantare o nuove forme da dare alle siepi per rinnovare lo spazio; un giorno però questi, impegnato con l'organizzazione di un altro giardino, decise di mandare la sua giovane figlia, dotata a suo avviso di un ottimo occhio e buon gusto.


Quando la ragazza arrivò davanti alla casa dello scultore, rimase affascinata da quelle statue meravigliose e, senza riuscire a trattenersi, iniziò a vagare tra di esse: sul momento provò un leggero brivido di paura, perché le sentiva vive, sentiva le loro emozioni e le sembrava di provarle lei stessa, le sentiva fluire a lei, senza sosta, come onde di un mare troppo profondo: rabbia, gioia, dolore, felicità, imbarazzo, paura.





Foto di Leon Seibert e Foto di Slava Stupachenko su Unsplash


Si fermò davanti alla statua di un giovane che teneva tra le braccia un cane in fin di vita: aveva la testa piegata in avanti, una mano che gli copriva metà volto, un'espressione di profonda disperazione e lacrime cristallizzate nel tempo gli rigavano la guancia scoperta; era così reale che non riusci a trattenersi e allungò una mano per accarezzargli il viso, con l'idea di donargli conforto in un momento difficile.

Sentì in quel momento un tossicchiare imbarazzato, l'incanto creato dalla scultura si ruppe, si girò e il suo sguardo si incrociò con quello dello scultore: bastò quell'istante, quel solo istante per farli innamorare e far capire ad entrambi che non avrebbero più voluto nessun altro, che i loro animi si appartenevano e lo sarebbero stati per sempre.

In quell'istante, guardando le lacrime sul volto della ragazza, lui aveva capito che esisteva qualcuno che lo comprendeva, che era dotato della sua stessa sensibilità e capacità ad amare e lei, osservando le sculture, aveva realizzato che finalmente aveva trovato una persona profonda e piena di sentimento.

Di lì a pochi mesi, lei si trasferì nella misteriosa casa e vissero insieme per parecchi anni.

Nessuno seppe mai se si erano sposati, se avessero avuto dei figli, di cosa vivessero, o di cosa discorressero tanto, quando li vedevano passeggiare tenendosi per mano per i sentieri del giardino, fino a notte fonda.

Si sa solo che, di colpo, un anno, sparirono entrambi. Dove siano finiti o cosa ne fu di loro, rimane tutt'ora un mistero, malgrado ci siano diverse teorie al riguardo; però, in un angolo sperduto del giardino, fu ritrovata una scultura incredibilmente realistica che rappresenta i due amanti abbracciati, intenti a scambiarsi un dolce sguardo, complici di un segreto di cui solo loro sono a conoscenza.



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