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Mini racconti per sognare: La finestra

Aggiornamento: 27 apr 2021



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Foto di Danielle Dolson su Unsplash

La finestra è socchiusa, il suono incessante della pioggia mi rilassa e culla mentre disegno. Mi alzo dolorante, mi stiracchio la schiena, sbadiglio e mi avvicino.

Bisogna muoversi spesso nel mio lavoro, ma a volte sono così presa da quello che sto facendo che mi ricordo a malapena di respirare.

Sospiro e mi soffermo a guardare l'ondeggiare della tenda, così candida in contrapposizione con il buio fuori; le farfalle ricamate sopra si agitano, come se, in uno scatto di ribellione, stessero cercando di staccarsi da essa e volare via nella notte, libere e leggere.

Guardo fuori e vedo che le luci di alcuni appartamenti sono ancora accese e in alcuni si può addirittura intravedere quello che si trova all'interno: mobili antichi di legno massiccio, quadri dalle grandi cornici dorate che custodiscono nature morte, televisori hi-tech e poltrone reclinabili.
Cerco di staccare lo sguardo da quell'intimità rubata, ma subito un'anziana che annaffia le piante mi cattura di nuovo: così lenta, posata, si vede che lo fa da tutta una vita, forse anche alla stessa ora, tutti i giorni. Mi sembra quasi di sentirla canticchiare.

"Le piante!" esclamo tra me. Mi sono dimenticata ancora una volta di bagnarle. Mi riprometto mentalmente di recuperare, il giorno successivo, pur sapendo che me ne dimenticherò nuovamente. Nel frattempo prego che qualche goccia di pioggia riesca a passare attraverso la tettoia per dissetarle e tenerle in vita ancora per un po'.

Pensando a "La finestra sul cortile" decido di frenare la mia curiosità e dirigo lo sguardo verso lo spiazzo erboso al centro del condominio; si intravedono appena tra gli alberi le due sagome luminose dei cigni, addormentati in maniera contorta vicino a quel lago così allegro di giorno e così cupo la notte.



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Foto di Emma Fabbri e foto di Faris Mohammed su Unsplash





Lascio vagare la fantasia e con essa si muovono i miei occhi, seguono dapprima un uomo che sul sentiero di pietre sta portando fuori il suo piccolo cane, entrambi avvolti in buffe giacche ingombranti per proteggersi dall'acqua, poi accompagnano una giovane coppia, che allegra salta le pozzanghere e si ripara sotto un ombrello tra risate spensierate e infine mi ritrovo ad osservare un uomo, che, in piedi nel parcheggio sotto uno dei pali della luce, fuma.

Non so perché, ma mi sembra di vedere sotto quelle ampie volute di fumo, che stia guardando esattamente nella mia direzione. Un brivido freddo mi percorre la schiena e penso di rientrare e chiudere con forza la finestra; ma qualcosa mi attrae, mi tiene incatenata a quella sagoma inquietante.

Il lampione, quel lampione, comincia a emettere uno strano rumore metallico e, come ogni notte, si spegne all'improvviso per qualche secondo, per poi tornare ad illuminare intorno a sé con la sua fredda luce gialla.

Non sembra che sia cambiato nulla in quei pochi istanti, eppure dell'uomo non c'è più traccia.

Avrò forse sognato?

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